Se il settore del commercio riesce a mantenere il passo, problemi importanti si riscontrano per i piccoli negozi “sotto casa” in Italia e, in modo particolare, in Liguria. Ce ne parla Alessio Del Vecchio attraverso il suo blog. Dai dati resi noti da Banca d’Italia nell’ “Economia  della Liguria – Aggiornamento Congiunturale” per il periodo di novembre 2019, si evince come le attività commerciali in Liguria nel giugno dello stesso anno siano 36870, con un decremento di 1,5% rispetto al medesimo periodo del 2018. Più in generale, lo stesso report di Banca d’Italia evidenzia che in tutto il paese nel giugno 2019 erano attive 1375460 imprese, con una flessione di 1,3%, rispetto ai dati rilevati nello stesso periodo nel corso del 2018. 

Credits: Alessio Del Vecchio Roma. La crisi del settore è il riflesso della ridotta capacità di spesa delle famiglie, causata dal prolungarsi del peggioramento delle condizioni dell’economia mondiale. In un articolo recente il giornalista Giovanni De Pierro scriveva che, stando ai data diffusi da Confesercenti, nel 2018 la spesa media annuale è stata di 28251 euro. Il decremento rispetto al 2011 è stato di 2530 euro, l’8,2% in meno, per un totale di 60 miliardi in meno di spesa. Molti i settori in cui le famiglie hanno risparmiato: 322 euro in meno per il cibo, 280 euro risparmiati per l’acquisto dell’abbigliamento. Sanità ed istruzione gli unici settori esenti da tagli. I negozio “sotto casa” o nelle zone limitrofe sono le prime realtà a risentire della crisi della famiglie, così la Grande Distribuzione Organizzata (GDO) muta pelle e cambia direzione, scrive Gabiria Cetorelli. I discount crescono di numero, mentre le altre attività commerciali tentano alleanze, mediante fusioni tra le insegne, creazione di partenership o di nuove centrali d’acquisto. La diffusione sempre maggiore dei negozi online rappresenta un ulteriore motivo di preoccupazione per i negozi del vicinato e per la GDO. La preferenza nella scelta tra negozio fisico e virtuale restituisce vantaggi e svantaggi e, negli ultimi anni, la popolazione mostra di prediligere gli acquisti sulle piattaforme online. Secondo i dati diffusi da Uninoncamere per l’anno 2018, infatti, sono 20000 le aziende che effettuano la vendita online, 14000 in più rispetto al 2019. Al contempo, la categoria del commercio al dettaglio ha fatto registrare la perdita di 16400 attività, il 2% negli ultimi dieci anni, da 866000 a 850000. E la Liguria si posizione all’ottavo posto in questa particolare classifica. Il calo delle attività commerciali tradizionali è stato causato dall’esplosione del fenomeno dell’e – commerce verso i grandi marchi (Amazon, Zalando, e – Bay, solo per citarne alcuni) e, allo stesso tempo, dalle numerose imprese italiane che hanno “esposto” le loro vetrine anche sul web. L’approfondimento di Alessio Del Vecchio. Questo muta le preferenze di spesa della popolazione, a cui segue la diminuzione degli spazi fisici di vendita, soprattutto dei negozi sotto casa e dei piccoli supermercati. Mario Gasbarrino, Chief Strategy Officer di Everton, spiega: “I punti vendita sono già troppi e l’online, oggi molto marginale in Italia, ruberà in misura crescente quote di mercato al negozio fisico”. Gasbarrino, infatti, vede l’ e – commerce come un’attività ancora limitata dalla presenza di molteplici punti vendita, che offrono un’ampia differenziazione di prodotti, ma ancora per poco tempo. Egli sottolinea che “anche in Italia assisteremo nei prossimi anni a problemi di esubero della superficie di vendita”. Eppure i Comuni continuano e rilasciare licenze e le agenzie immobiliari avallano la nascita di centri commerciali. Gasbarrino sottolinea come il proliferare delle attività commerciali tradizionali riguardi ogni tipo di categoria, anche quella dei discount. A tal proposito, afferma: “Oggi sono gli unici a crescere, stanno correndo, ma prima o poi la competizione aumenterà anche per loro”, ma Gasbarrino è consapevole che l’e – commerce non rosicchierà i clienti ai discount perché “nel loro segmento i margini non consentono la vendita a domicilio, i consumatori meno abbienti la merce dovranno continuare a trasportarsela per conto proprio”. Pertanto, vede nella “competizione orizzontale la prossima sfida per i discount”, dunque, all’interno della stessa arena. E anche la GDO non può dormire sonni tranquilli, perché insidiata dall’e – commerce. Seppur al momento la Grande Distribuzione Organizzata viva un momento aureo, perché avvantaggiata dalla “multicanalità”, che fa del consumatore un esperto sempre più informato (occhio ai dati sanitari, ricorda Dario Sannino), Gasbarrino avverte che le cose dovranno inevitabilmente cambiare: “La GDO dovrà caratterizzarsi sempre più, attraverso una trasformazione, in cui insieme al distributore sarà coinvolta tutta la filiera”. Inoltre, Gasbarrino sottolinea come le esigenze del cliente siano cambiate, poiché quest’ultimo “non bada più solo prezzo, ma al rapporto qualità – prezzo e vuole vedere rispecchiati anche nei prodotti che acquista i propri valore”. E qui il riferimento è alla promozione e diffusione di prodotti che rispettino l’ambiente, gli animali e preservino la salubrità degli alimenti. Così, Gasbarrino evidenzia che “l’etichetta privata sta diventando un elemento di differenziazione e di fidelizzazione del cliente”. Fidelizzazione, meta sempre più complessa da raggiungere, con un cliente sempre più informato ed esigente, ci tiene a sottolineare Alessio Del Vecchio. Per questo motivo, Gasbarrino afferma: “Ai valori dichiarati o evocati devono corrispondere dati reali, per questo sono importanti la tracciabilità e la trasparenza”. Due parole chiave che porteranno a due importanti situazioni: il successo per la fascia premium dei prodotti e la necessità per i distributori di rivolgersi a produttori che siano in grado di certificare il possesso di queste qualità. Il grande cambiamento toccherà la GDO e tutte le tipologie di punti vendita. Gasbarrino prevede una importante rivoluzione e afferma: “I negozi di vicinato in futuro, sotto la pressione delle nuove esigenze dei consumatori e incalzati dall’e – commerce, saranno meno numerosi, più piccoli e più esperienziali. Dovranno distinguersi”. Gasbarrino fa riferimento ad una sorta di selezione naturale, dove vincerà “chi sa raccontarsi ed è attento alla qualità” e prevede una sorta di integrazione tra il mercato fisico e quello virtuale.